Ginetto alla ricerca della felicità

 

 

 

Ginetto alla ricerca della felicità

 

Spettacolo di burattini in due parti

di Franco Zaffanella

 

 

Gabbiana 2013

 

Personaggi:

 

GINETTO (IL RAGAZZETTO)

DANTE (IL FURFANTE)

MARINO (IL VIGILE)

ROSINA (LA BELLA BIONDINA)  

RINA (TREMA . . . RINA)

 

 

NARRATRICE

Questa storia che vogliamo raccontarvi, narra le vicende di Ginetto, un ragazzetto alla ricerca della strada per la felicità. Curioso e con grande volontà di trovare questa strada, un bel giorno partì alla sua ricerca. Nonostante non sapesse da che parte andare, iniziò a camminare, e cammina cammina, un giorno arrivò in un piccolo paese . . .

PRIMA PARTE

Scenografia 1 (Paese di Gabbiana)

GINETTO – (Musichetta e canticchiando arriva in scena) Oh, saranno due ore che cammino, sono proprio stanco. Ma . . . chissà dove sono? Non riesco a trovare la strada, sono arrivato in questo paese, però non so neanche che paese è . . . ah se qualcuno potesse dirmi in che paese sono . . . (Cercando di farlo dire ai bambini, e poi farli ripetere) Come? Non ho capito bene potete ripetermelo. Ah Gabbiana, ma pensa te, sono arrivato fino a Gabbiana. Però non ho ancora trovato la strada. Se potessi trovare qualcuno, magari posso chiedere qualche informazione. (Entra in scena Rosina)

GINETTO – Ma guarda, neanche a farlo apposta c’è quella bella biondina, adesso glielo chiedo. Signorina . . .

ROSINA – Si . . .

GINETTO – Scusa mi sai dire dove posso trovare la strada?

ROSINA – Quale strada?

GINETTO – La strada che sto cercando.

ROSINA – Bè, avrà un nome questa strada.

GINETTO – Un nome?

ROSINA – Certo un nome, il nome della via, tutte le strade hanno un nome.

GINETTO – Io sto cercando la strada per la felicità.

ROSINA – La strada per la felicità? Che strada è scusa?

GINETTO – Non lo so, per questo la sto cercando, mi dai una mano a cercarla?

ROSINA – Ma io non so neanche chi sei?

GINETTO – Allora mi presento, io sono . . .  oh Dio, è talmente bella questa biondina che non ricordo più il mio nome, mhhhh . . .  ROSINA – Allora come ti chiami?

GINETTO – Ah adesso ricordo. io sono Ginetto, e tu come ti chiami?

ROSINA – Io mi chiamo Rosina.

GINETTO – Rosina, allora adesso che ci conosciamo puoi aiutarmi a trovare la strada.

ROSINA – Guarda, tu mi sei anche simpatico, ma mi sembri un po matto.

GINETTO – Ah però ti sono simpatico, sai Rosina che sei una bella biondina.

ROSINA – Oh grazie, come sei gentile, nessuno mi ha mai detto che sono una bella biondina.

GINETTO – Adesso ti canto anche una canzone.

ROSINA – Una canzone per me? Oh come sono emozionata.

GINETTO – Sei pronta?

ROSINA – Si, si.

GINETTO – (Canto) Rosina sei una bella biondina . . .  mhhh, però mi servirebbe un coro, chissà se trovo qualcuno che possa cantare con me? Magari c’è qualcuno qua vicino . . . qua davanti . . . (Cercando di coinvolgere i bambini a cantare, poi i bambini ripetono la frase cantata) Bambini volete cantare con me? Non ho capito bene, cosa avete detto? Allora io canto, poi voi la ripetete, pronti? Non ho capito bene. Allora: Rosina sei una bella biondina . . . Rosina sei molto carina . . . Rosina ti lavi con la varecchina . . .

ROSINA – Ma no! Non mi lavo con la varecchina, io mi lavo con acqua e sapone.

GINETTO – Io invece mi lavo con vino e zabaione.

ROSINA – Ah ma è proprio vero allora che sei un po matto.

GINETTO – No, è che mi piace scherzare, anzi ti dirò che per qualche momento ho dimenticato la strada che stavo cercando.

ROSINA – Allora tu vai a cercare la tua strada, io invece devo andare a casa, ciao.

GINETTO – Ciao, magari chissà ci potremo incontrare ancora.

ROSINA – Ma chissà . . . (Rosina esce di scena)

GINETTO – Però, mi piace quella bella biondina, che peccato non gli ho chiesto neanche il numero di telefono, però so che abita in questo paese di Gabbiana. Ora però sarà meglio che trovi la strada, perché il tempo passa e sono sempre più stanco. (Musica con Ginetto che cammina per cercare la strada della felicità. Ad un certo punto si ferma).

 

Scenografia 2 (Strada con montagne)

 

GINETTO – Quanta strada che ho già fatto, e dopo Rosina non ho incontrato più nessuno. (Mentre parla dietro di lui compare la figura minacciosa di Dante) Possibile che non si incontri più nessuno. Se trovassi qualcun altro potrei chiedergli la strada. Voi bambini avete visto qualcuno su questa strada? (Si cerca di coinvolgere i bambini, perché loro vedono che dietro a Ginetto c’è Dante). Come? Io non vedo nessuno. Ah dietro di me! (Ginetto si gira e vede Dante) Eiii!!! Perbacco, ma tu chi sei?

DANTE – Io sono Dante . . . il furfante.

GINETTO – Dante il furfante? Hai la maschera di carnevale, ma non siamo a carnevale.

DANTE – Già, ma la maschera mi serve.

GINETTO – Senti, magari tu potresti aiutarmi, mi sai dire dove posso trovare la strada della felicità?

DANTE – La strada della felicità? Io guarda ce l’ho in questo sacchetto la mia felicità. (Scuotendo il sacchetto per far sentire i soldi che ci sono dentro)

GINETTO – Come può la felicità essere li dentro?

DANTE – Certo, anzi se mi dai il tuo portafoglio, la mia felicità sarà ancora più grande.

GINETTO – Mi spiace per te ma non ho il portafoglio.

DANTE – Allora avrai l’orologio.

GINETTO – Neppure, non porto mai l’orologio. Ma fammi vedere cos’hai dentro quella borsa.

DANTE – Neanche per sogno, questo è il frutto del mio “lavoro”, e adesso vado perché ho altri posti da visitare . . .  (Ridendo se ne va)

GINETTO – Che tipo strano, neppure lui mi ha saputo indicare la strada. Adesso dove posso andare? Mi sembra però che stia arrivando qualcuno . . . (Entra in scena Rina)

RINA – Brrrrrr . . . (Trema)

GINETTO – Ciao.

RINA – Ciao, brrrrrrrr. . .

GINETTO – Ma perché tremi così? Hai freddo?

RINA – No, non ho freddo ho paura.

GINETTO – Paura di cosa?

RINA – Ho paura del buio, brrrrrr . . .

GINETTO – Paura del buio? Ma non c’è ancora buio.

RINA – Si ma ho paura per quando arriverà il buio . . . brrrrrr . . .

GINETTO – Ma dai, dimmi piuttosto se sai dove trovare la strada della felicità?

RINA – Ah lo sapessi, la prenderei subito anch’io.

GINETTO – Allora andiamo insieme chissà che in due riusciamo a trovare la strada.

RINA – Ma io ho paura . . . non so come fare . . .  brrrrrr  . . .

GINETTO – Vieni con me dai, e smetti di aver paura.

RINA – No, no, io ho paura, ciao . . . brrrrrrrrr  . . . (Esce di scena)

GINETTO – Rina è proprio una tremarina, perché mai è così paurosa. Adesso provo ad andare da quella parte, chissà che sia la parte giusta, cosa dite bambini? Vado di qua o vado di la? Vado di la o vado di qua? Non capisco niente. (Vedere come i bambini reagiscono) Siccome non capisco nulla, io ho pensato di andare da quella parte, o forse è meglio da quell’altra, ma . . . andrò senza pensarci tanto, qualcosa troverò. (Con una musichetta piano piano esce di scena)

 

FINE PRIMA PARTE

 

* * *

 

SECONDA PARTE

 

NARRATRICE

 

Ginetto aveva già trascorso gran parte della giornata alla ricerca della strada della felicità. Nel tardo pomeriggio a forza di camminare arrivò in una città con tante macchine e molta confusione.

 

Scena 3 (Città con traffico)

 

(La scena si riapre con il vigile Marino che dirige il traffico con rumore di sottofondo del traffico)

VIGILE - . . . avanti, circolare, forza . . . signora accenda le luci, mi raccomando cintura di sicurezza allacciata, avanti circolare, lei metta la freccia prima di voltare, o vuole la multa? Rallenti signore dove crede di essere all’autodromo di Monza. Forza circolare . . .

(Mentre il vigile Marino dirige il traffico arriva Ginetto con l’intento di chiedere informazioni)

GINETTO – Signor vigile! Signor Vigile!

VIGILE – Cosa vuole non vede che sto lavorando.

GINETTO – Volevo un’informazione.

VIGILE – Adesso? Ma sto dirigendo il traffico.

GINETTO – E’ una cosa molto importante.

VIGILE – Allora mi dica alla svelta.

GINETTO – Sto cercando la strada della felicità.

VIGILE – Credo non esiste nessuna via della felicità, e adesso si sposti che mi toglie la visuale, io devo dirigere il traffico. Avanti circolare, tenere la destra, fermarsi sulle strisce pedonali per far passare i pedoni . . .

GINETTO – Ma è sicuro che non ci sia nessuna via con questo nome?

VIGILE – No, non c’è, ed ora è meglio che se ne vada, altrimenti le faccio la multa, avanti circolare.

GINETTO – Però se un vigile non sa indicarmi la strada, che vigile è?

VIGILE – Adesso mi ha proprio stancato, venga qua che le faccio la multa!

GINETTO – La multa? Meglio scappare.

VIGILE – Dove va, venga qua!

GINETTO – No, no, non voglio prendere la multa.

(Al suono di una musica veloce i due si rincorrono in scena, andando su e giù, fino a quando compare in scena solo Ginetto)

 

Scena 4 (Strada di campagna)

 

GINETTO – Cavoli, che corsa, spero di averlo perso, voi bambini non l’avete visto vero? Meno male, così posso riprendere fiato. Io ho solo chiesto un’informazione, e quel vigile mi voleva dare la multa, ma che roba. Piuttosto comincio a pensare che la strada della felicità non ci sia, io la sto cercando per niente, sono proprio deluso . . . cosa posso fare? (Compare in scena Rosina)

ROSINA – Ehi ciao Ginetto, ma perché sei così triste?

GINETTO – Ciao Rosina, sono triste perché non so trovare la strada per la felicità.

ROSINA – Ah la strada della felicità. Sai ho riflettuto su quello che mi avevi detto, credo che in fondo tu voglia essere solo felice?

GINETTO – Certo è la felicità che cerco.

ROSINA – Allora non c’è nessuna strada da trovare, perché la felicità è quella pienezza di gioia che è dentro il nostro cuore.

GINETTO – Vuoi dire che la felicità la troviamo dentro di noi?

ROSINA – Certo, si cerca la felicità al di fuori di sè stesso, ma la vera felicità deve venire dal di dentro in fondo noi siamo tutti un prodigio di Dio.

GINETTO – Io però non sono un prodigio . . . 

ROSINA – Certo che sei un prodigio, tutti lo siamo, forse abbiamo bisogno di qualcuno che ci insegni che in ogni caso c’è bisogno di amare, di volersi bene.

GINETTO – Eh già, e quando le cose non vanno come si vorrebbe?

ROSINA – Se le cose non vanno come vorresti, sforzati di imparare ad accettarle e prova a non cercare la felicità nel possesso delle cose, dei beni materiali, pensa che San Francesco, che era un ricco, forse anche felice, ma la sua non era una felicità completa, pensa che ha lasciato tutti i suoi beni ed è diventato povero, ma completamente felice interiormente.

GINETTO – Che belle parole che stai dicendo Rosina, tu mi stai aprendo la strada per la felicità.

ROSINA – Certo, perchè la felicità è proprio qui, adesso in questo momento.

GINETTO – E’ vero, adesso Rosina mi sembri ancora più carina.

ROSINA – Grazie Ginetto sei proprio simpatico, adesso devo andare mia mamma mi aspetta a casa.

GINETTO – Va  bene, allora ci vediamo.

ROSINA – Certo, quando vuoi, adesso siamo amici, ciao.

GINETTO – Ciao Rosina a presto. (Rosina esce di scena) Devo proprio ringraziare Rosina, perché mi ha aiutato a trovare la strada della felicità. Quello che mi ha detto è la pura verità, io cercavo tante strade, poi la vera strada da trovare era dentro di me. . . ma si può essere così sciocchi.  (Senza accorgersene mentre sta parlando compare dietro Ginetto Dante il Furfante) . . . ah sono proprio felice . . . (si accorge di Dante) Ahhh che spavento!

Ma io ti ho già visto sei Dante il furfante, hai ancora la maschera.

DANTE – Certo che ho la maschera, ti ho già detto che mi serve. . .

GINETTO – Però non hai più la borsa, dove dicevi che c’era dentro la tua felicità.

DANTE – Eh già, l’ho spesa tutta la mia felicità, e adesso non ho più niente.

GINETTO – Allora non sei più felice?

DANTE – E’ vero non sono più felice, non ho neppure un soldo.

GINETTO – Io invece ho trovato la strada per la felicità, e non è certo quella di possedere tante cose, o di avere tanti soldi, la felicità è dentro di noi, basta saperla vedere, possiamo avere tante cose, ma essere infelici. Me lo ha insegnato la mia amica Rosina, che poi è anche una bella biondina.

DANTE – Allora cosa dovrei fare?

GINETTO – Forse devi ritrovare la serenità dentro il tuo cuore, prova a pensare a quando eri un bambino felice, senza pensieri. Sai a volte può anche capitare di non accorgersi di essere felici, ma te ne rendi conto solo quando qualche volta la felicità se ne va, come è giusto che sia, altrimenti come potremmo conoscerla.

DANTE – Devo dire che mi stai facendo pensare, non hai tutti i torti, devo cambiare, voglio cambiare, solo io posso decidere per me stesso, grazie Ginetto, mi hai detto delle belle parole, ora vado a casa e mi tolgo subito questa maschera.

GINETTO – Bravo togliti la maschera, non devi più nasconderti, la felicità ha bisogno di vederti in faccia!

DANTE – Giusto, vado, ciao Ginetto a presto. (Dante corre via felice)

GINETTO – Ciao, ciao. Ecco, adesso sono ancora più felice, perché ho fatto contento anche Dante che non sarà più un furfante, pensate adesso è andato a casa a togliersi la maschera. Poi ho scoperto che non ero solo io ha cercare la strada per la felicità. Adesso però vado a casa anch’io, i miei genitori magari sono in pensiero, perché loro sono felici quando mi vedono, e anch’io sono felice quando li vedo. Ecco, questo è un altro motivo per essere felici. (Mentre sta per andarsene compare Rina Trema . . . rina)

RINA – Brrrr . . .

GINETTO – Ciao Rina, non dirmi che stai ancora tremando.

RINA – Eh si, tremo, perché ho paura.

GINETTO – Ancora paura del buio?

RINA – Si, tanta paura del buio, brrrr . . .

GINETTO – Ma perché il buio deve farti così paura?

RINA – Perché, penso che il buio . . . mi porti via la vista, che poi non veda più, oppure . . . credo di diventare sorda, e delle volte mi sembra che ci sia qualcuno nella mia stanza, brrr che paura.

GINETTO – Ma cosa vai a pensare, non sai che anche tu hai l’angelo custode.

RINA – L’angelo custode?

GINETTO – Certo, me lo diceva sempre mia nonna, tutti abbiamo l’angelo custode, che ci protegge, noi non lo vediamo, però ci è sempre vicino.

RINA – Allora se è vero quello che dici, non devo avere più paura, perché anch’io ho l’angelo custode.

GINETTO – Si questa notte ti sarà ancora più vicino, anche domani, sempre, ti aiuta ad essere felice e ti custodisce.

RINA – Cosa vuol dire che mi custodisce?

GINETTO – Vuol dire che ti sorveglia, ti difende, ti aiuta.

RINA – Ah bello, con l’angelo custode non ho più paura del buio, grazie Ginetto di avermelo detto, io non lo sapevo.

GINETTO – Mi fa piacere che tu adesso non tremi più.

RINA – E’ vero, non tremo più! Corro subito a casa a dirlo alla  mia mamma, ciao Ginetto, grazie. (Rina esce dalla scena)

GINETTO – (Musica di sottofondo) Ciao, e dormi tranquilla. Che bello aiutare gli amici, adesso anche Rina non avrà più paura e sarà felice. Oggi è stata veramente una bella giornata, e devo ringraziare soprattutto Rosina, lei ha aiutato me, e io ho aiutato Dante e Rina, sarebbe bello se adesso loro aiutassero qualcun altro, in modo che ognuno di noi può aiutare un amico, sarebbe bellissimo e poi sarebbe un altro motivo per essere felici. Adesso quasi quasi, prima di andare a casa vado a trovare Rosina. Però non ricordo il paese dove abita. Come si chiama quel paese? Qualcuno me lo sa dire, bambini lo sapete dove abita Rosina? E’ un nome che somiglia ad un gabbiano, sapete voi qual’ è? (Dopo che i bambini hanno detto il nome) Gabbiana, si, allora adesso vado a Gabbiana a trovare quella bella biondina della Rosina! Ciao bambini . . . (Musica e Ginetto esce)

 

FINE

 

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