A l'è an bevr in vin

 

 

A  l’è an bevr in vin

 

 

Gabbiana

2000

 

Personaggi:

 

 

Domenico Ravini – Padre anziano della famiglia

 

Bice Ravini – Sorella di Domenico

 

Silvia Ravini – Figlia di Domenico

 

Primo Testoni – Vicino di casa della famiglia Ravini

 

Toni Poletti – “Canterino” Pensionato del paese

 

Marino Poletti – “Mago man in bisàca” – Fratello di Toni

 

Sofia Marocchi – Professoressa della scuola del paese

 

Raffaello – Affermato stilista

 

 

 

La vicenda è ambientata negli anni ottanta nell’abitazione della famiglia Ravini.

                                                                                                           

PRIMO ATTO

 

Scena 1 

Primo - Domenico

(la scena si apre con i due personaggi seduti che stanno giocando alla mora)

DOMENICO - Sinc! 

PRIMO - Quatar!

DOMENICO - Sié!

PRIMO - Ot!

DOMENICO - Sèt!

PRIMO - Du!

PRIMO - Ma s’pöl mia! Ad gh’è an cul mia da schers nè! Pusibul cat vinsa sempar!

DOMENICO - Chesta l’è testa! Atar che cul! Ansi chesta l’è fantasia psi-co-lo-gi-ca!

PRIMO – Cus’èla!?

DOMENICO - A voi dit, che me padar e  me nonü, iè sta töti di campiun a cal šöc che.

PRIMO - Töti culatun!

DOMENICO - Ben ma va chelù, varda che me padar in dl’ustaria dla “Curt” insiem a atar sèt ia fat na not intrega a šugà e la mai pers na man!                      

PRIMO - Ohh ma l’è impusibil!

DOMENICO -  Ben ma l’èt mai senti numinà? In paes i sla ricorda amô! Pensa chi dis che cla not le ia ciucià na damigiana ad vin da vintisinc litar.

PRIMO - Quel lu sentì! A pruposit Domenico, prendendo la bottiglia che c’è sulla tavola sèt ca sarà almen dies minù ca bevi mia pö vin, bevom natar gusin valà.        

DOMENICO - No vè, me al vin am pias ma quant a dighi basta, a lasi le.

PRIMO - Anca me al vin am pias e quant a dighi amô a sagueti. (dopo aver versato il vino nel bicchiere inizia a bere)            

DOMENICO - Ah ma al sö!

PRIMO – (con disgusto) Ahhh . . . sèt Domenico . . . che chal vin che . . .

DOMENICO - Cusa gh’al al mè vin?

PRIMO - Ma . . . al gh’ha quèl . . . an par an pö acidin.

DOMENICO – (alzandosi)  Tu surela l’è acidina vè! Varda che cal vin che l’è quel da ier! Quel da l’atar de! Quel dla smana pasada!

PRIMO - Ma sèt sicur? Parchè varda che me a gh’u an palato, ca ma scapa gnint.

DOMENICO - Ma fam al piaser! Te a forsa at magnà di sigulot al palatu l’è andà da via al ciculatin!

PRIMO - Va che me cunosi töti i vignet ca gh’è in pruvincia ad Mantua! Bisogna mia èsar di . . . di, cusei, di bagai, cuma as ciami chilé ca tasta al vin?

DOMENICO - I Sumelé?!

PRIMO - Alzandosi Se chilé! Is met la cul bicerin, in tasta an gusin, il bev pian pianin, il nasa il rinasa, töti foli ca cunta gnint. Parchè basta ciapà la butiglia, (prendendo la bottiglia sul tavolo) s’an vöda an bél bicer, (Si vuota da bere) as tös al bicier, as sera sö ioc, e šò! (beve tutto di un fiato)

DOMENICO - E atsé cuma fét a sentar al savur?

PRIMO - Se chilà i la sent cun an gusin, figurat me c’an bevi an bicier pien, dai valà ca fom natar gir.  (sedendosi, riprendono a giocare alla mora).

DOMENICO - Quatar!

PRIMO - Ot!

DOMENICO - Nov!

PRIMO - Sinc!

PRIMO - Tri!

DOMENICO - Sét! Valché vè ! Tu ciavà amö Primo!

PRIMO - E sempar cul sèt.                                                        

DOMENICO - L’è vera al sèt . . . (in questo momento Domenico si accorge  dell’ingresso in casa della figlia Silvia e cambia discorso)                                                                                                        

Scena 2

Domenico - Primo - Silvia

DOMENICO - . . . al sèt . . .  Primo che mi hanno cresciuto la pensione!

PRIMO - Da dabonno?

DOMENICO - Se, 3200 lire! (la figlia ripone una cartella sulla tavola guardando Primo e Domenico con aria arrabbiata)

SILVIA - Cosa stavate facendo?  . . . sempre quello stupido gioco?

DOMENICO - No! No! Stavamo . . . solo ciciarando.

PRIMO - Se, e pu ades bisogna ca vaga, anche perchè me venuto un certo movimento di pansa . . . .

DOMENICO - Allora hai magnàto amö dla salata?

PRIMO - Tenendosi la pancia Eh stamatina nu magnà na supera ca su mia, cun dentar sigulot, ravanei . . .

SILVIA - E si sente!

DOMENICO - Va ben cat fè l’ortolano, ma lasa le ad mangiare la salata!           

PRIMO - Ma l’am pias trop, ades l’è mei ca m’invia sinò la ma scapa, ciao Domenico, buongiorno signorina nè, buongiorno.

DOMENICO - Mövat, ca t’at la faga mia adosso. (Silvia non lo saluta nemmeno e appena esce va ad aprire la finestra)

SILVIA - Che puzza! E’ possibile papà che appena esco voi vi piazzate qua a bere, a giocare e a dire volgarità!

DOMENICO - Ma quali volgarita? Al masim a parloma in dialet.

SILVIA - Appunto! Inanzitutto ti ho già detto mille volte che non dovete stare in questa stanza.

DOMENICO - E induva an meti in dal curidoio?

SILVIA - Puoi andare nella stanza di sopra.

DOMENICO - Se e dopu su mester a fa dli scali par vegnar a versar ai tu clienti! Cume tu li ciami.                                                            

SILVIA - Papà ho anche la ragazza ammalata, se devo uscire cosa ci posso fare, tu piuttosto guarda di non parlare mai in dialetto in presenza di clienti! Voglio crearmi una clientela d’elite, selezionata. 

DOMENICO - E par fa na clientelela seleziunada a gh’è da parlà in italian!? Alura quei ca parla in dialet cusei? Ad na raša diversa?.

SILVIA - Il dialetto appartiene al passato, oggi si parla l’italiano,va bene!

DOMENICO - Ma anca me a su dal passato, alura bötum via! (Domenico si arrabbia molto, mentre entra la sorella Bice con una caraffa per innaffiare una pianta)

Scena 3

Domenico - Silvia - Bice

BICE - Söm a li soliti vè, sempar la stesa storia.

SILVIA - Certo che è sempre la stessa storia, questo vale anche per te zia ricordatelo!

BICE - Guarda che io parlo sempre in italian. (Guardando la bottiglia che c’è sulla tavola). Ah è sta che Primo. (Proprio in quel momento entra Primo che si tiene con le mani i pantaloni che gli stanno cadendo)

Scena 4

Domenico Silvia Bice Primo

PRIMO - Permes, scusè, la ma scusa nè signurina.

SILVIA - Ma senta lei entra in casa d’altri senza suonare!

PRIMO - La gh’a ragiun signurina ma l’è n’emergensa.

DOMENICO - Cusa gh’èt Primo?

BICE - Ai rotto il sinturello? (Primo si avvicina a Domenico parlandogli a bassa voce)                            

DOMENICO - Va ca senti mia, alsa la vus!

PRIMO - A l’è che, la ma scusa nè signurina, ma sicome la ma scapava talment tant, la ma scusa nè, ca lu fata in dal fos le dadré.

SILVIA - Che schifo!

PRIMO - L’è mia ca’t gabia, dla carta da dam par piaser?    

DOMENICO - Dla carta?

BICE - Prendendo la Gazzetta che c’è sul divano. A gh’è la Gazeta che vala ben?               

PRIMO - Se se, la va ben, grasie, la ma scusa nè signurina, ades a vaghi.

SILVIA - Non la scuso per niente, queste sono cose inconcepibili, lei è un retrogrado imbecille!!  (esce arrabbiata)

PRIMO - A vaghi, a vaghi.

DOMENICO - Vè Primo, speri c’at l’abia mia fata lunga al senter ca gh’oma le dadré in dal fos?!

PRIMO - Propria le! !

DOMENICO - Ma brau!

PRIMO - M’ascultum a gh’era urtighi banda e banda, e pu l’è töta natura sta mia preucupat.

DOMENICO - Ma quela ca ta cunà vè! Fala a ca tua cla natura le vè!

PRIMO - Ciao, ciao.  Ed esce .

BICE - Ciao, e sta mia po fa dli robi dal genar. (rientra Silvia)

Scena 5

Domenico - Bice - Silvia

SILVIA - Se ne è andato? Ma vi rendete conto che genere di persona dobbiamo sopportare, queste sono cosa da mettere sul giornale!

DOMENICO - Eh in sal giurnal . .  . ma a pruposit ma ca le ca ta gh’è dat l’era la gašeta d’incö!

BICE - Ma see! Gh’u gnanca pensà.

SILVIA - Ci mancava solo quello! Papà, guarda che quell’uomo, se si può chiamare così, in questa casa non lo voglio più vedere, siamo intesi!

DOMENICO - Ma Silvia l’è an me amic, l’è tanti ani cal vegn che in ca nostra, cuma as fa . . .

SILVIA - E secondo te io dovrei vedere ancora scene di questo genere? In casa nostra!? E magari compromettere il futuro della mia attività, io che per dedicarmi al lavoro ho rinunciato a formarmi una famiglia pur di realizzare qualcosa di importante.

BICE - Ma guarda Silvia che sei sempre in tempo a spušat.

DOMENICO - Ehh spušas! La gh’ha mia temp, schersat.                                       

SILVIA - Non è questo il discorso, queste cose non le voglio più vedere e ne sentire, e Primo qui non ci deve più venire!      (suonano alla porta, Silvia va ad aprire ma vedendo che c’è Primo richiude la porta)                                                                                  

BICE - Chi gh’erà?

SILVIA - Nessuno.

BICE - Am pareva da vi sentì sunà a la porta.

DOMENICO - Anca me. (suonano di nuovo)

DOMENICO - Ià sunà!

BICE - Ià sunà!

SILVIA - Ho sentito . . . (Silvia  va ad aprire ed entra Primo)

Scena 6

Silvia - Bice – Domenico - Primo.

SILVIA - Cosa vuole ancora?!

PRIMO - Con il giornale in mano Buongiorno, la ma scusa nè, ma ala vest che ades u sunà?

SILVIA - Cosa vuole!?

PRIMO - No sicome u vest ca l’è la gašeta d’incö a l’u purtada indrè  . . . quel ca gh’è restà.

DOMENICO - Brau t’è fat ben.  (Domenico prende la gazzetta iniziando a sfogliarla)

PRIMO - Ades però vaghi, ciao nè.

SILVIA - Senta Primo, volevo dirle che . . .

PRIMO - A vaghi! A vaghi signurina! (apprestandosi ad uscire)

DOMENICO - Ma scultum èt druvà propria l’ultima pagina!?

PRIMO - Eh la prema ca me capità in man. (Silvia molto arrabbiata esce dalla stanza)

BICE - At se pudom gnanca vedar i mort!

PRIMO - Ohhh! A pruposit al siv chi’è mort?                                         

DOMENICO - Chi!?

BICE - Chi!?

PRIMO - Al pret . . .                                                          

DOMENICO - Al pret!?

BICE - Al pret!? Don Marino!?

PRIMO - No! La Perpetua . . .

DOMENICO - La Perpetua!?

BICE - La Perpetua!? Ma Diu la Cesira, u vest me cla gh’eva na bröta cera!                                      

PRIMO - Ma no! Am fè parlà par piaser, la Perpetua dal pret, la Cesira, la ma det che mort Camillo!

DOMENICO - Camillo al barber!?                                                        

PRIMO - Se.

BICE - Ma cuma la fat a la svelta puvret.

PRIMO - Ecome sla fat a la svelta, ma sèt cl’èra dla mè clas.

DOMENICO - L’è vera, sta atenti te Primo. (Primo fa le corna)

DOMENICO - Quasi quasi a vaghi fagh na visita.

BICE - Ades cl’è quasi ura da disnà?

DOMENICO - Ma turni indrè subit, ades a vaghi a cambiam, ciao Primo, aš vedom.

(Esce)

PRIMO - Ciao, ciao.

BICE - Ma puvret al Camillo, cuma an dispias, pensa che na volta al voleva vegnam a murusi, ma Diu! S’as maridavum, incö sares dventada vedva!!  (singhiozzando)

PRIMO - Ma cusa vèt a pensà, pütost  . . . cusa dit ad la mè pruposta?

BICE - Ma quala pruposta?

PRIMO - Valà sta mia fa finta ad gnint. (avvicinandosi a Bice)

BICE - Varda s’at pensi a quel ca ta mè det la smana pasada al mercà, at pö dismengatal.

PRIMO - Ma parchè? Te at gh’è nisun, me a gh’ù nisuna, as metom insiem, as fom compagnia no . . .

BICE - Ma varda se a la me età am meti insiem a n’om, cusa vöt ca föma nuatar vec imbambì.

PRIMO - Ma te vè at sarè imbambida!                                                           

BICE - E alura vöt andà insiem a n’imbambida, ma sèt che stan a faghi sesantaquatran.  

PRIMO - Ma Bice, l’amur al gh’a mia età! E pu su anca innamurà. 

BICE - Ma me su mia innamurada! E’t capì! E pu me am pias i’om cas tegn ben, vestì chi par di figurin, ch’iom ca gh’ha dal fin.

PRIMO – (si guarda perplesso) Ma me sontia mia fin?

BICE – Te at sé fin gnanca a pucìn! (suonano alla porta e rientra in scena Silvia).                                       

BICE – Chi’ch sarà?

Scena 7

Primo - Bice - Silvia

SILVIA - Ancora qui! Ho un cliente importante, uscite tutti di qua, presto, dovrebbe essere la signorina Sofia. Dai! Dai!

PRIMO – (uscendo)  Chi’èl ca gh’è? Sofia Loren?!

BICE - Se Sofia Loren e Gina Lollobrigida!  (ridendo). Ma devo andare fuori anca me?

SILVIA - Si zia, per favore!         (Silvia va ad aprire la porta mentre Primo e Bice entrano nell’altra stanza, mentre entra Toni con una borsina di plastica)

TONI - Buongiorno.

SILVIA - Buongiorno, si accomodi ha bisogno di qualcosa?

TONI - Se gavria bisogn d’an piaser, u sentì che le la fa la sartura.

SILVIA - Si.

TONI - Parchè gavria la sutana da me muier da strenšar e slungà an pö.

SILVIA - Ho capito, ma vede signore, noi qua confezioniamo solo abiti

su misura, creiamo nuovi modelli, capisce . . .

TONI - U capì, alura la pöl scurtam la sutana?

SILVIA - No, mi spiace, sono lavori che in genere non facciamo.

TONI - Ma posi lasagli šo?

SILVIA - Mi scusi ma mi sembra che non voglia capire che . . .

TONI – (interrompendola)  Ma l’am faga al piaser, a l’è da la fera dli Graši che me muier l’am söpa, parchè le guai sl’as möv, varda se me a gh’hu dandà in gir par fagh giustà la sutana. (Nel frattempo Primo si è portato vicino alla porta per vedere chi è entrato e vedendo che c’è Toni rientra in scena seguito da Bice)

Scena 8

Silvia - Toni - Primo - Bice

PRIMO - Ma ca le l’è mia Sofia Loren! Lè Toni “canterin”! (atteggiamento spazientito di Silvia, mentre entra anche Bice)

BICE - Ma se, ciao Toni.

TONI - Ciau, ciau a töti.

BICE – (rivolgendosi alla nipote) L’è l’om dla Santina, e fradel dal Marino, quel chi ciama “Magu man in bisaca”, l’ipnutisadur, e pu l’è . .

SILVIA – (interrompendo la zia)  Zia non voglio sapere tutti i parenti del signore, e poi gli ho già detto che non posso fargli il lavoro che mi ha richiesto, e adesso ho da fare, buongiorno!  (Esce)

PRIMO - Ma che rabia cla gh’ha tu neuda stamatina Bice.

BICE - A ma al so, ma te Toni cusa vulevat?

TONI - Ma gh’evi na sutana da me muier da metar a post, ma tu neuda am par da vi capì cla voia mia giustamla.

BICE - Ma par na sutana a pos giustatla anca me.

TONI - Dabun? (Toni estrae dalla borsina di plastica la sottana e la porge a Bice)

TONI - Agh saria da strenšla e da scurtala an po.

BICE - Ma cusa gh’è da tiran via?

TONI - Ma . .  . du . . .  tri . . . . u quatar fenac.

BICE - Andarò mia a vösta, bisogna ch’al sapia, tu muier la dovres vegnar a pruvala.

TONI - Se, quela at la movi gnanca si bumbarda la ca.

PRIMO - A la pruvarö me. (Ridendo).

TONI - Avvicinadosi a Primo  Ma sèt che . .  .vardom . . .  (abbraccia Primo stringendogli la vita)

PRIMO - Oh, ma cusa fèt!

TONI - Vardom, se l’altesa l’è giosta, cercando di misurargli uno schiaffo  varda, te at  gh’è li misuri giosti da me muier at pudresi pruvala te dabun la sutana.

PRIMO - Vè Toni, l’è mei ca ta staga a l’ora, che al sul al fa mal, figurat se me am meti na sutana!

BICE – (con voce ammiccante) Gnanca sa ta dmandi me Primo? 

PRIMO - Se, se, par te Bice töt, cara . . . (Inizia a slacciarsi i pantaloni)

BICE – Pian, pian, at vurè mia cavat li braghi che davanti a me.

PRIMO - E induva a vaghi?

BICE – (allungandogli la sottana) Pian ch’am giri almen. (così Bice si gira e Primo inizia a togliersi i pantaloni)           

TONI - Varda at sè ugual, am par da vedar me muier.

PRIMO - No caro, at garantesi cha gh’hu quèl ad divers . . .  Bice va cal faghi sul par te, e t’alsè parchè . . .

BICE - Dai Primo fa a la svelta, ca riva mia an qualdun.

PRIMO - Si Bice . . .

TONI - Sèt però che insiem av vedres ben.

BICE - Ma te t’agh vedi propria mal! Metat iuciai!

PRIMO - Pronti. (Bice si rigira verso Primo)

BICE - Alura vardom.

PRIMO - Dai fa a la svelta

BICE - Se, pian . . . me Toni dires che cume lunghesa la lasares sta, putost la strenši . . .  da du fenach, ah?

TONI - Va ben pensagh te.

PRIMO - Alura  am la cavi?

BICE - Se, u bèla vest.

TONI - Dopu par ringrasiat at faghi na cantadina.

BICE - Ma l’è listes Toni.

PRIMO - Anca la sutana stamatina . . . (mentre inizia a togliersi la sottana si accorge che Bice non si gira).

PRIMO - Th’at girat mia vè?

BICE - Ah se.

PRIMO - At vulevi vardam ben li gambi nè?

BICE - Pardiu, li gambi. 

PRIMO - Varda che gambi ca gh’hu! Ah Toni? . . . digal le . . . (Toni lo guarda schifato) Anca sa gh’hu la mè età varda che muscui, che pulpi. (si sente Silvia che chiama dal retro creando scompiglio fra i tre, in particolare Primo che è in mutande).

SILVIA - Zia!

BICE - Cosa gh’è?

SILVIA - Si può sapere perchè devi sempre andare a mettere le mani nel  mio studio.

BICE - Io? ma ti sbagli.

SILVIA - Nessuno ci va, e poi come mai spariscono le mie cose. (sentendo che Silvia sta entrando nella stanza Bice spinge Primo sotto la tavola)

BICE - Va le söta dai!! (Primo è sotto il tavolo, mentre entra Silvia dalla porta interna e Toni si appresta ad uscire)

Scena 9

Silvia - Sofia - Primo

TONI - Ciau Bice, l’è mei ca vaga, aš vedom e grasie.

BICE - Ciau, ciau Toni, dai va via.

SILVIA - Voglio dire zia, avevo due cartelle sul mio tavolo, (mostrando quella che ha in mano) una è sparita! E adesso?!

BICE - Vado io a cercare non preoccuparti, al masim a dirò i sequeris.

SILVIA -  Non spostare nulla, mi raccomando.

BICE - Ma no, quanti foli. (Bice esce e Silvia si siede iniziando a sfogliare la cartelle che aveva in mano.  Poco dopo Silvia si accorge dell’odore che c’è nella stanza, e annusa guardandosi in giro. Poi Primo si addormenta mentre suonano alla porta)

Scena 10

Silvia - Marino - Primo

SILVIA - (Silvia si alza per andare ad aprire). Buongiorno.                                                                                                          MARINO - Buongiorno. (parla in modo flemmatico e ombroso tenendo sempre le mani in tasca muovendosi in ondeggiamenti strani) . . . me su al fradel da Toni, Marino, però in ciama töti “Mago man in bisaca” . . .  l’ipnutisadur.

SILVIA - Ma guardi che qua non c’è d’ipnotizzare nessuno.

MARINO - L’è gnamò sera. Pu me sercavi la Bice.

SILVIA - Ah mia zia.                                                                                   

MARINO - Parchè u sentì cla gh’ha na machina cla drova mia pö, a vulevi sentar s’am la vendeva.

SILVIA - Si la Panda, adesso la chiamo, compermesso.

MARINO - Avanti avanti. (Silvia va nell’altra stanza con Marino che si muove stranamente in scena, improvvisamente si ferma vicino alla tavola annusando schifato l’odore che si sente. Primo che sta dormendo si sveglia improvvisamente quando sente la voce di Bice che entra salutando Marino)

BICE - Ciau Mago, cusa vulevat?

MARINO - Ciau Bice . . . e alura?

BICE - Alura cosa?

MARINO - Am la dèt?!  (sobbalzo di Primo sotto il tavolo che fraintende quello che si dice)

BICE - Ma ancor t’insisti! Ma lasa le valà!

MARINO - Ma dai Teresina damla! At vedrè che dopu th’at ciamarè cuntenta.

(Primo sempre più sconcertato)                                                      

BICE - Oh, ma dai.

MARINO - Varda ch’at la tratarò ben.

BICE – (con rasseganzione, stanca delle continue insistenze) Va ben! At la darò!

MARINO - Se! Oh l’èra ura!

BICE - Vè! Va che però at la daghi mia acsé nè, prema a voi dagh na bela lavadina, sarà tri mes cla lavi mia!

MARINO - Ma s’at vö, ag la daghi me na bela sgürada.

BICE - Va ben, s’at vö lavala te fa pör.

MARINO - E quand am la dèt?

BICE - Varda s’at la lavi te, a t’la dagh anca sübit.  (a questo punto Primo non resiste più ed esce arrabbiato da sotto il tavolo,con urlo di spavento di Bice)

PRIMO - Nooo!! Noooo!! Vèè!! Te mago, varda ca glu dmandada prema me èt capì!!!

BICE - Ma sèt mat! . . . (coprendosi gli occhi con le mani per non vedere Primo in mutande) . . . ma me pensavi c’Hat fosi ša andà via!

PRIMO - No inveci sevi amö le, e u sentì töt! As pöl, a su mia me, a gl’a det al prem ca pasa.

MARINO - Va Primo, ca sarà n’an ca gh’ha dmadi s’am la da!

BICE - Cuaciat la pataia! Cuaciat, metat li braghi.

MARINO - E po te at gh’è gnanca la patente.

PRIMO - Ma brau! Parchè ades agh völ anca la patente?!

BICE - Ma certo cl’agh völ, vöt andà in machina sensa patente.

PRIMO - Ma quala machina?

BICE - Ma la mè machina, che al “Mago man in bisaca” al völ cumprà, la Panda.

PRIMO - Con sorpresa e sollievo  Ah, la Panda!!                                       

 

FINE PRIMO ATTO

                                                                                    

* * *

                                                                                                                                                                                                 SECONDO ATTO

 

Scena I

Bice - Primo

(Bice entra in scena con una agenda in mano e si va sedere)

BICE - Oh intant ca gh’è nisun a scrivi in sal me diariu, che s’am ved me fradel l’è atarchè bun da dim sö, insoma me am pias a scriver quel ca suced, quel ca faghi . . . dunca, ier l’era al vintidu d’utobar, anche ieri è venuto Primo, e quasi quasi, cum’èl ca’s dis in italian?. . . Ben quasi quasi si cagava adosso, qui in casa nostra . . . mi ha ancora dmandato di sposarlo, ma è troppo campagnolo e in più spuzza, punto . . .

(suonano alla porta e Bice si alza per andare ad aprire)

BICE - Pena sentada a gh’è bela da levà sö. (entra Primo vestito benissimo)

PRIMO - Buongiorno. Bice rimane sbalordita del cambiamento di Primo e lo guarda con un certo interesse.

BICE - Buon . . . giorno.

PRIMO - Cusa gh’èt da vardam? E’t mai vest n’om?

BICE - Ma, ma cuma at sè cambià, e cume at prufomi.

PRIMO - Su cambià par amur Bice.

BICE - Ma par amur da chi?

PRIMO - Ma par amur da te Bice, dai dam an basin! (cercando di abbracciarla)

BICE - Ma cusa fèt!? Chi ta det che me at voia!

PRIMO - Ma Bice io ti amo!

BICE - Ma Diu al parla anca in italiano!

PRIMO - Bice dai, perdom mia temp!

BICE - Asculta Primo calmat, me a gh’hu pensà a sura, e ades c’at vedi acsé . . .

PRIMO - Se Bice . . .

BICE - Se veramente at gh’è intensiun seri . . .

PRIMO - Se Bice . . .

BICE - A pudresum anca  . . .  spušas!                                                                                   

PRIMO - Se Bice !! Insiem me e té!! Ma cara, ve che c’at daghi  an basin!!

BICE - Vè! Pian nè! Parchè varda ca t’al dighi subit . . .

PRIMO - Se Bice!

BICE - Nuatar as metom insiem as föm cumpagnia, ma . . .                               

PRIMO - Se Bice!

BICE - Ma . . . niente sesso!

PRIMO - No Bice! Ma no!

BICE – S’at va ben l’è acsé!

PRIMO - Ma parchè Bice!

BICE - Ma va se a la mè età a vaghi a fa cli robi le.

PRIMO - Ma par fa l’amur a gh’è mia età, i la det anca in televisiun.

BICE - No no, l’età la gh’è, e me lu ša pasada.

PRIMO - Te, ma me no!

BICE - Sta mia insistar par piašer, e ades scusam ma gh’hu la turta in dal furan.

PRIMO - E am lasat che daparmé. 

BICE - In amore bisogna verci pasiensa. (prendendo il diario esce nell’altra stanza, mentre Primo rimane solo e cammina su e giù per la stanza piuttosto irritato, continuando a guardarsi ed aggiustarsi la cravatta. Poco dopo dall’ingresso entra Domenico)

Scena 2

Primo - Domenico

(Domenico piano piano si avvicina a Primo guardandolo sorpreso per come è vestito, sghignazzando)

DOMENICO - Ma sèt dventà semo!!

PRIMO - Parchè!?

DOMENICO - Ma varda cuma at sè cunsà!

PRIMO - Se, parchè forsi a ma spuši cun tu surèla!

DOMENICO - Cun mè surèla!? (si mette a ridere fragorosamente, uscendo nell’altra stanza)

PRIMO - Ma cusa gh’è da redar, te vè at sè dventa semo! Ma va a tra ai sturlu!                                                                                                 

(suonano alla porta e Domenico rientra per andare ad aprire alla porta ridendo sempre di Primo)

Scena 3

Primo - Domenico - Sofia

DOMENICO - Ma va che bel figurin, te tè pers na qual rudèla. (ride)

PRIMO - Se redi, at vedrè che sa spuši tu surèla at vegni a magnà me in sal patrimoni, dopu vardom s’at redi! (Domenico si rabbuia per quanto ha detto Primo, ed apre la porta, dove entra la signorina Sofia).

SOFIA - Buonasera.

DOMENICO - Buonasera, avanti.                                                         

SOFIA - Avrei bisogno della signorina Silvia, dovevo prendere le misure per il vestito.

DOMENICO - L’è gnamö rivada, ma la s’acomuda intant.

SOFIA - Grazie, ma non vorrei disturbare. (sedendosi)

DOMENICO - Ma qual disturb, la staga pör comuda che ades mè fiöla la duvres rivà, e adès la ma scusa ma gh’u da fa.

SOFIA - Prego prego, faccia pure. (mentre Domenico sta ritornando nell’altra stanza gli si avvicina Primo dicendogli qualcosa).

PRIMO - Vè, a gh’ià pruvares me li misuri a cha le.

DOMENICO – (quasi spingendo Primo). Ma lasa le. (esce, e nella stanza rimangono Primo e Sofia che è seduta. Primo vedendo sul tavolo un metro da sarta, lo prende e andando su e giù per la stanza fischiettando lo lancia continuamente in alto. Sofia incuriosita lo guarda)

SOFIA - Mi scusi lei è un aiutante della sarta?

PRIMO – (pronta risposta di Primo) Siii, certo, ansi prest dventom anca parent.

SOFIA - Ma allora potrebbe prendermi lei  . . . (interrotta da Primo)

PRIMO - Li misuri ! Ma per la miseria, ma agh ià töghi me.

SOFIA – (alzandosi). Oh grazie, perchè sa vado di fretta.

PRIMO - Alura signurina, ciapöm prema chesta che in alt, ah cusa dišla?                                                                                                            SOFIA - Faccia lei, saprà sicuramente da dove cominciare.

PRIMO - Al so, al so. (Primo si mette dietro Sofia per prendere la misura del seno)

PRIMO - La ma scusa nè.

SOFIA - Sono un po dimagrita nell’ultimo mese, sa tutti i preparativi per il matrimonio.

PRIMO – (fischio di Primo) La sarà dimagrida, ma che la gh’ha na misura mia da schers! E continua a muovere il metro per controllare la posizione di misura.

SOFIA - Ma non ha già misurato?

PRIMO - Si . . . ma vedla cuntroli ben par mia sbagliam.

SOFIA - Si vede che lei è un professionista.

PRIMO - Adès facciamo il girovita. (si porta davanti a Sofia)

SOFIA - Ma non scrive le misure?

PRIMO - Dopu dopu, l’as preocupa mia, misuri acsé a ià dismenghi mia.

(adesso Primo cerca di far passare il metro dietro la schiena di Sofia quasi abbracciandola).

PRIMO - La ma scusa nè.

SOFIA - Prego, faccia pure. (Primo ancora nel tentativo di far passare il metro dietro la schiena maldestramente perde l’equilibrio e sposta Sofia che cade sulla poltrona con sopra Primo)                                                                         

SOFIA – Ahhh! Ma cosa fa?!

PRIMO - Ma gninte signurina gninte, lè cu pers l’equibrio.

SOFIA - Ma si alzi!

PRIMO - A su dre signurina.

SOFIA - Ma si muova! Non ho mai avuto un peso così sopra di me!

PRIMO - E me signurina Gh’hu mai vi na roba tse bèla sota da me!

SOFIA - Ma si tolga per favore mi sta soffocando!

PRIMO - L’è mia acsé facil . . .

   Scena 4

Primo - Sofia - Bice

(rientra Bice che vedendo la scena fa un urlo rientrando immediatamente per prendere una scopa e poi picchiare sul sedere Primo)

BICE - Bröt spurcaciun! Va via dad che!

PRIMO - Pian pian ca levi sö adès.

BICE - Varda cusa an toca da vedar in ca mia!

SOFIA - Non è possibile! Ah finalmente! (Primo riesce ad alzarsi, e Bice gli va dietro nella stanza cercando di picchiarlo con la scopa).

BICE - E me c’am sevi quasi cunvinta da spušat! Toh vè!!

PRIMO - Ma Lasa le!

BICE - Ve che ca th’an daghi suquanti amö!!

PRIMO - Ma basta, ma cusa pensat, varda cl’è sta n’incident.

SOFIA - Si è vero signora stava provandomi le misure e siamo scivolati.

BICE - E siamo scivolati, (ripetuto ironicamente) e varda casu propria in sla pultruna, siamo scivolati . . .  e pu quali misuri?

PRIMO - Se li misuri.

SOFIA - Le misure per il mio abito da sposa, il signore non è un vostro collaboratore?

BICE - Ma quale collaboratore, chestu siura è l’ortolano di Casatico!

SOFIA - L’ortolano!? Ma allora lei ne ha solo aprofittato, per mettermi le mani addosso.

PRIMO - No! Signurina chestu mai! (Primo comincia a tenersi la pancia per un bisogno impellente)

BICE - No no, te at sè propria an spurcaciun, e pu chi ta det da pruvagh li misuri?

Scena 5

Primo - Bice - Sofia - Domenico - Silvia

DOMENICO – (entra Domenico) A su sta me.

BICE – Come at šè sta te, da quand’èl che Primo al töš li misuri?                                                                                                      

(in questo momento dalla porta principale entra Silvia e senza che nessuno se ne accorga ascolta tutto quello che dicono. Mentre Primo sta male per i forti dolori di pancia)

DOMENICO - Ma se, parchè varda che al Primo al gh’ha n’oc in sli misuri, pensa che quand al met šo la salata . . . (sospiro di Primo) . . . tra na piantina e cl’atra al gh’ha sbaglia gnanca d’an fenac, e töt sensa druvà al mètar.

SOFIA - Ma guardi che io non sono mica un insalata da farmi prendere

le misure da un ortolano. (Silvia a questo punto emette un sospiro di disperazione appoggiandosi alla poltrona, mentre Primo anche lui dolorante si appoggia all’altra poltrona)

DOMENICO  - Ma sat sè che Silvia! Ma stèt mia ben? E l’aiuta a sedersi sulla poltrona.

SOFIA – Buongiorno Silvia.

BICE - A credi ben cun quel cl’avrà sentì.

SILVIA - Ma cosa avete fatto? (Primo non resiste più)

PRIMO - Scusè ma bisogna ca vaga, a gla faghi po.

DOMENICO - Amö cun i muviment ad la pansa!

BICE - E pu al völ c’al spuša, ch’al le dopu am fa cagà ados anca me!

PRIMO - A vaghi,ciao. (esce tenendosi le mani sulla pancia, Domenico va sulla porta e gli dice qualcosa)

DOMENICO - E va a fala a ca tua èt capì!!

SOFIA - Vista la situazione preferisco andare anch’io.

DOMENICO - Va ben signurina, la vegna cun comud natar mument.

SOFIA - Non credo che ci sarà un altro momento, addio.  (Sofia esce mentre Bice e intenta a far aria a Silvia)

SILVIA - Ahhh, cosa ho sentito.

DOMENICO - Ma no l’è mia cume at pensi.                                       

BICE - L’è vera sta mia preocupat, non è successo gninte

SILVIA - Ma Primo cosa faceva?                                                                                                                                                                               DOMENICO - Ma l’è che cla signurina la . . . la . . . gh’ha dmandà suquanti gambi ad salata.                                                              

SILVIA - Alzandosi.  No, quella signorina deve farsi il vestito da sposa, ma cosa ha combinato Primo . . . non c’è niente da fare finchè resterò in questa casa non crescerò mai!

BICE - Ma Silvia varda che hai 34 anni! Ormai non cresci più.

SILVIA - Si buonanotte! Suona il telefono ed entra nell’altra stanza. Vado io.

BICE - Ma cusa gh’èt dèt a Primo!?

DOMENICO - Ma l’è sta lu, me gh’u mia det gnint.

BICE - Ah se, a gh’al dagh me a cal furbin la. (suonano alla porta e Domenico va ad aprire trovandosi davanti Toni con chitarra a tracolla)

Scena 6

Domenico - Bice - Toni

DOMENICO - Oh va chi gh’è.

TONI - Buongiorno!

BICE - Ciao Toni canterino, at la moli mia cla chitara le nè?

TONI – Sl’è par quel putöst a moli la muier, a su gni par ringrasiat ca th’am giösti la sutana da me muier cume t’evi det at dedichi na bela cansunsina!

BICE - Ma dai, ma na cansun par me, ma che unur.

DOMENICO - Se n’unur, du dli carti e du dli spadi.

BICE - Tasi te, at sarè mia gelus.

DOMENICO - Ma valà, asculta Toni cla cansun le a pudresat mia cantala in la?

(facendo il gesto di andare più lontano)

TONI - In la in do in re, töti li noti c’at vö . . . sèt prunta Bice? Canterò “L’uva fogarina”, vala ben?

BICE - Se se, canta pör. (Toni canta la canzone dell’uva fogarina)

TONI - Oh com‘è bella l’uva fogarina e com’è bello saperla vendemmiar,

a far l’amor con la mia bella a far l’amore in mezzo al pra. Dirindin din, dirindin din, dirindin din, din din din din . . . Dirindin din, dirindin din, dirindin din,din din din din . .        

Teresina imbriagona poca voia de lavorar la s’è tolta na vestaglia la gh’la ancora da pagar. Filar non vo filar, cusir la non sa far è sol de la campagna, la dis che ghe fa mal. Dirindin din . . .    (Domenico si tappa le orecchie per non sentire, mentre Bice ascolta compiaciuta, poco dopo entra improvvisamene Primo)                                                                                                

Scena 7

Primo - Bice - Domenico - Toni

PRIMO - Pian! fermat Toni!

TONI - Ma cusa gh’èt?! Vedat mia ca su dre cantà?  (si mette a ridere fragorosamente vedendo come Primo è vestito)  Ma va cume at sè vestì! Ah ahhhh hha  ahhhh . . . .

PRIMO - Ma lasa le da redar va ca gh’è tu fradèl ch’at serca ch’al par n’ava mata!

TONI - Me fradèl! Ma Diu alura bisogna cha vaga subit, scusè, asculta Bice pödat famla par la fin dla smana la sutana?

BICE - Ma se vardarò sa gla cavi.                                                                   

TONI - Grasie, se casu a vegni a cantat n’atra cansun nè, ciao as vedom.

(esce, tutti lo salutano, con soddisfazione di Primo che ha trovato una scusa per farlo uscire)

DOMENICO – Ch’al le la prosima cansun al la va a cantà a San Bariöl! Meno male, ca tas sè salvà, ma cume tè fat a la svelta Primo, l’è mia c’at sè andà in dal nostar rival!?

PRIMO - Oh ma, at vardarè mia sempar cli robi le, e pö adès a gu sempar adré la gaseta, Estraendola dalla camicia e sicome u vest Toni vegnar dentar alura a su curs che.

BICE - E cusa sèt curs che da fa, dopu quel ca t’è fat at gh’è na bela facia at filfèr.

PRIMO - Ma apuntu par quel a su gni, par fam perdunà, par te Teresina u scret na puešia. (estraendo dalla tasca un foglio)

BICE - Ma che bèl, na puešia par me, èt sentì Dumenico?              

DOMENICO - Agh mancava sul quela! Vestì acsé chal diš na puešia, varda, chesta l’è na röba da mia perdar.

PRIMO - Ma te at capesi mia, at sè mia an rumantic.

DOMENICO - Te se inveci, se pu l’ispirasiun la t’è gnida induva at sè pena andà.                                                                                            

BICE - Tasi adès ca vöi sentar la puesia.

PRIMO - Brava, la s’intitula  “A tè “.

BICE - A me!?

PRIMO - No “A tè “!                                                                            

BICE - E’h, a me.

PRIMO - “A tè “!! Ben ma asculta . . . “Bice, io ti amo Bice, sempre io ti amo, quando catto su le verze, quando semino l’ai, ti amo più che mai, quando do l’acqua a la vida” (interrotto da Domenico)

DOMENICO - Ma che rumanticismo! Disappunto dei due (Primo continua) “Ma come ti amo Bice, vorrei avere in mano una marasa, per tagliare una rosa per te, ti amo Bice, ma tu mi ami?” (Bice estasiata dalla parole di Primo si lascia andare in un sospirato e romantico si)

BICE - Sii. . . (i due rimangono a guardarsi inebetiti)

DOMENICO - Mamma cara, ma chesto al par “Via col vento”, Clark Ghebol e Rossella Ohara. (entra in questo momento Silvia urlando di gioia)

SCENA 8

Domenico - Bice - Primo - Silvia

SILVIA - Papà! Zia! Finalmente una bella notizia!

DOMENICO - Cuša gh’è?

SILVIA - Sapete chi c’èra al telefono?! Raffaello !! Raffaello!!                          

BICE - Ma chi?

SILVIA - Ma Raffaello il famoso stilista, mi ha telefonato per dirmi che ha visto i modelli che gli avevo mandato, e mi detto che sono molto interessanti!! E domani viene a conoscermi!!

DOMENICO - Dabun!

BICE - At sarè cuntenta?

SILVIA - Contentissima, domani pomeriggio viene apposta da Milano, questa è l’occasione della mia vita!  Ma . . . però. . .

BICE - Però!

DOMENICO - Però!

PRIMO - Però!

SILVIA - Singhiozzando Però vuole conoscere tutta la mia famiglia!!

PRIMO - Alura al völ cunosar anca me, nè Bice?                      

BICE - Siiii . . .

DOMENICO - Ma cusa gh’è da sigà, parchè al völ cunosas? Al sarà mia an dispiaser?

SILVIA - Certo che lo è! Ma come faccio a presentarvi ad un personaggio così importante, non sapete neanche parlare in italiano, e magari con la partecipazione di Primo, bel campionario famigliare.

BICE - A vaghi via parchè as pöl mia sentar ad li robi dal genar, ve via dad la Primo.

PRIMO - Ma vedla mia signurina cume sö vestì incö?

SILVIA - Non si azzardi a parlare con me lei, capito! (Bice prende per un braccio Primo e vanno nell’altra stanza)

DOMENICO - Varda Silvia at sè me fiöla, ma me at capesi mia! Va se a tu padar at pö parlà acsè! (con tono molto  dispiaciuto) Ma cusa völ di sa parli in dialèt, ma l’è la nostra lengua ca bisogna mia perdar, la nostra storia, la nostra cultura, ma cusa som par te sa parlom al dialet?! Dli besti!? At vedrè ca rivarà an de che al dialet i

l’insegnarà in dli scöli, chestu pensi me. (esce anche lui)

SILVIA - Ma papà cerca di capirmi! (Domenico esce senza rispondere lasciando sola Silvia)

SILVIA - Ah Signore, cosa posso fare, non capiscono quanto sia importante avere un comportamento adeguato con un personaggio così . . . e dimenticare almeno per un giorno il dialetto.  (suonano alla porta e Silvia va ad aprire)                                     

Scena 9

Silvia - Marino

MARINO - Permesso?

SILVIA - Buongiorno, avanti.                                                                             MARINO - A gh’è la Bice?

SILVIA - Si, ma guardi che è arrivato in un brutto momento.

MARINO - Sa l’è an bröt mument, völ di che ca gh’è sta anca di bei mument.

SILVIA - Come?

MARINO - Quand i mument iè bröt an qualdun fa mia möt. (Silvia cerca di capire quello che Marino dice e improvvisamente gli viene una idea)

SILVIA - Ma cosa dice? . . . ascolti, ma lei è vero che è in grado di ipnotizzare?                                                                                          

MARINO - Ohhhh, cavai, vachi, gat, galini . . .

SILVIA - Ma anche le persone?

MARINO - Ohhh!

SILVIA - Ma le persone poi fanno veramente quello che gli si dice?

MARINO - Ma certu! La pensa che l’am pasà al pret da Casadach, gh’u fat cantà Bandiera rossa!

SILVIA - Davvero?! Senta avrei bisogno di un favore, domani dopo pranzo avrò un ospite importante, e dovrei fare in modo che mio padre, mia zia e mettiamoci anche Primo, siano vestiti elegantemente, si comportino da signori, ma sopratutto che parlino in italiano, può fare questa cosa?

MARINO - Ma schersla, l’è an šöc par me.

SILVIA - Grazie! Io farò in modo che lei possa avere la macchina della zia.

MARINO - D’acordi.

SILVIA - Adesso li chiamo.

MARINO - Va ben, la vaga . . . (Silvia esce di scena e poco dopo rientra con Primo Bice e Domenico)

Scena 10

Marino - Silvia - Primo - Domenico - Bice

SILVIA - Eccoci qua.

DOMENICO - Vè mago ma che šöc a vöt fa?

PRIMO - Li sarà li soliti stupidadi.                                    

MARINO - Ma no, sentèv šö, töti tri che. (Marino li invita a sedere porgendo loro le sedie)

BICE - E adès ca som sentà?

MARINO - Togliendo una mano dalla tasca. Vardè la mè man . . .

DOMENICO - Oh vè, la tirà föra na man dla bisaca!

MARINO – Ssss . . . vardè, vardè cuma la gira la rigira . . . (Marino fa roteare la mano davanti a loro mentre l’altra la tiene sempre in tasca)

PRIMO - Am par da esar in sli giostri ad Sant Anselum.

BICE - Se in sal cancinculo.                                                                                                                                   

DOMENICO - Ehhh! U ciapà la cua! (prendendo la mano a Marino)

MARINO - Ssss . . . continuate a guardare la mia mano e ora chiudete gli occhi . . .  mi sentite?

TUTTI - Siiii.

MARINO - Bene . . .  (rivolgendosi a Silvia)  Ades fagh na prova per vedar sa iè veramente sota ipnosi.

SILVIA - Va bene.

MARINO - Ascoltè ben, ades vuatar a si töti a dli galini! Tutti fanno il verso della gallina.

MARINO - Basta, adesso questo devo dirglelo in italiano, ascoltate, domani pomeriggio quando arriverà l’ospite di Silvia dovrete vestirvi elegantemente, molto elegantemente, comportarvi da distinti, molto signori e parlare solo in italiano.

TUTTI - Molto italiano.

MARINO -  Avete capito?

TUTTI - Siiiiiii, molto capito.

MARINO – (Rivolgendosi a Silvia) Per poi farli tornare alla normalità deve dargli un calcio nel sedere.

SILVIA - Un calcio nel sedere?!

MARINO - Se, na psada in dal cul!

TUTTI - Molto cul. (Primo si rimette a fare il verso della gallina)

MARINO - Silenzio. adesso conterò fino a tre e vi sveglierete, 1, 2, 3! (Tutti e tre riaprono gli occhi)

PRIMO - Ma che šöc èl chestu?                                                        

BICE - Me am par da esar andada a da da magnà li galini.

DOMENICO - Alzandosi. Valà mago ch’at gh’è dal temp da perdar.

MARINO - Ma par la verità sevi gni a vedar par la machina dla Bice.

PRIMO - Alzandosi. No, quela nano at pö scurdatla la seruv a nuatar, per fare il viaggio di nozze!

TUTTI - Il viaggio di nozze!!

 

FINE SECONDO ATTO

 

* * *

 

TERZO ATTO

 

Scena 1

Primo - Bice - Domenico

(la scena si apre con Bice seduta, Primo è vicino a lei e Domenico che cammina impaziente su e giù per la stanza)

BICE - Caro chiudi la finestra per favore, non vorrei prendermi un accidenti.

PRIMO - Subito cara, la prossima settimana ci sposeremo e non è il caso che tu ti ammali. (va a chiudere la finestra)

BICE - Oh già sogno quel giorno amore .

PRIMO - Io già sogno la notte cara.

BICE - Ma cosa dici, mi fai arrossire, davanti a mio fratello poi. (Domenico continua a camminare per la stanza guardando nervosamente l’orologio)

DOMENICO - Speriamo che l’ospite di Silvia arrivi presto non vorrei  perdermi la mia solita partita a poker. (finalmente arriva l’ospite tanto atteso, accompagnato da Silvia).

Scena 2

Primo - Bice - Domenico - Silvia - Raffaello

SILVIA - Prego si accomodi.

RAFFAELLO - Permesso, buongiorno.

TUTTI - Buongiorno. (tutti rispondono al saluto poi Silvia li presenta ad uno ad uno)

SILVIA - Questo è mio padre, Domenico.

DOMENICO - Piacere.

RAFFAELLO - Molto lieto di conoscerla signor Domenico.

SILVIA - Questa invece è mia zia Bice.                                        

BICE - Molto piacere.

RAFFAELLO - Signora.

SILVIA - Questo invece è il signor Primo, che è un amico di famiglia.

PRIMO - Salve, diciamo che presto farò anch’io parte della famiglia, perchè mi sposerò con Bice.

RAFFAELLO - Ah, complimenti e auguri.

PRIMO - Grazie, grazie.

SILVIA - Ma si sieda.

RAFFAELLO - Grazie. (tutti si siedono)

RAFFAELLO - Mi fa proprio piacere conoscere i suoi famigliari, io purtroppo sono rimasto senza i miei genitori che ero ancora piccolo, e anche se sono stato cresciuto benissimo dai nonni questa mancanza mi pesa ancora parecchio, ah la famiglia quale dono è più prezioso?

SILVIA - E’ vero, ha proprio ragione.

BICE - Ma possiamo offrirle qualcosa da bere?

RAFFAELLO - No, non disturbatevi, ho appena bevuto un caffè al bar del vostro paese.

DOMENICO - Ma proprio niente?

RAFFAELLO - Per il momento no.

PRIMO - Le piace il nostro paese?

RAFFAELLO - Troppo, guardi quando arrivo in campagna non andrei più via, la natura, le tradizioni, la cucina, la gente con le loro belle parlate dialettali, ah che meraviglia, a proposito come mai nessuno di voi parla in dialetto?

BICE - Ma vorrà scherzare! Il dialetto, così volgare e antiquato, noi non lo conosciamo nemmeno.

PRIMO - Mai parlato!

DOMENICO - In questa casa  si è sempre parlato esclusivamente l’italiano.

RAFFAELLO - Ma che peccato, io che quest’oggi credevo di gustarmi la vostra bella parlata mantovana, che tra l’altro in parte capisco, come mai signorina Silvia non parlate il dialetto?

SILVIA - No, ma vede, stanno scherzando . . . (alzandosi)  conoscono benissimo il dialetto, potete parlare anche in dialetto, dai papà.

DOMENICO - Tu, figlia mia, vuoi che  parli il dialetto! Mai! Mi spiace ripeterlo, te l’ho già detto reiterate volte.                   

RAFFAELLO - Ma non si preoccupi che è lo stesso, mi faccia pure vedere i suoi nuovi modelli.

SILVIA - Ah si, subito.                                                                      

RAFFAELLO - Qui a Mantova avete anche una cucina favolosa, ad iniziare dai tortelli di zucca, la torta sbrisolona, è così che si chiama no?

SILVIA - Si proprio così, . . .  ecco questi sono i nuovi modelli.

RAFFAELLO - Grazie, poi so che c’è un’usanza tipicamente della vostra zona, quella di mangiare alcune minestre “innaffiate“ col vino, il Lambrusco, vero?

SILVIA - E’ vero, loro lo fanno sempre.

RAFFAELLO - Ah bene, e come si chiama questa usanza?

DOMENICO - Non lo chieda a me, che non ho mai mangiato in quel modo.

BICE - Non parlarmi di quella brodaglia che mi fai stare male.

RAFFAELLO - Ma non sapete nemmeno come si dice?

PRIMO - No guardi, io sono un imprenditore agricolo, ma non ho mai  assaggiato quella cosa disgustosa, cose da bifolchi.         

SILVIA - Li scusi èh, sa l’età.                                                                        

RAFFAELLO - M i scusi lei, ma sa queste cose sono anche mie passioni, e le confesso che molte volte sono fonte anche delle mie ispirazioni, se lo ricordi, lei che ha la fortuna di vivere in campagna, ma adesso vediamo i suoi modelli. (inizia a sfogliare la cartella dei disegni, mentre Silvia avvicinandosi a Domenico cerca in qualche modo di dargli un calcio nel sedere per riportarlo alla realtà con Domenico che cerca di capire cosa vuol fare la figlia)

DOMENICO - Ma cosa vuoi fare!?

SILVIA - Stai fermo.

DOMENICO - Ahiii! (Silvia riesce finalmente a dare il calcio nel sedere al padre che rimane un po sconcertato guardandosi l’abbigliamento che porta, poi va verso Primo anch’egli perplesso nel vedere cosa vuol fare Silvia)

SILVIA - Primo, mettiti così e stai fermo.

PRIMO - Ma cosa fai? Ahhiii!  (nel frattempo Bice vedendo la scena va nell’altra stanza, con Primo che vedendo Domenico vestito in quel modo si mette a ridere)                                                                                                  

PRIMO - Ahhh . . . ahhh . . . ma varda cume at sè vestì! Ch’at diševi da me.                                         

DOMENICO - Ma scultum, cusa è sucès!? (Raffaello si accorge che parlano in dialetto)

RAFFAELLO - Ma allora parlate il dialetto?

PRIMO - Ma come sa parlom al dialèt, nuatar parlom sul quel siura. (rientra Bice con una mano si massaggia il sedere, seguita da Silvia)

BICE - Ahhii . . . ma cusa gh’è che incö?

SILVIA - Ha visto che prima scherzavano, loro parlano il dialetto.

RAFFAELLO - Bene mi fa molto piacere.

DOMENICO - Parchè ag pias al dialet?

RAFFAELLO - Moltissimo.

DOMENICO - Ma che bèl! Parchè me fiöla la gh’a mia tant piašer ca parloma in dialet.

RAFFAELLO - No vi prego! Parlè pör in dialet.

DOMENICO - La varda, vistu cuma la la pensa a gh’ufrom na specialità cla pöl mia rifiutà, an bevr’in vin ad gnulin!

RAFFAELLO - Ecco! E’ quello che prima dicevo! Bevr in vin, l’assaggio molto volentieri.

DOMENICO - Alura Bice at vè a butà šö suquanti gnulin che dopu ac föm la festa cul lambrösc!

BICE - Va ben, quanti bevr in vin?

DOMENICO - Uno me, uno al Primo e uno al siur Raffaello, tri bevr in vin.

BICE - E me?

DOMENICO - Alura quatar bevr in vin.                                                 

SILVIA - Föma sinc! (tutti si girano verso Silvia sbalorditi per la sua richiesta)

BICE - Ma anca te at bevi in vin!?

DOMENICO - E pu at parli in dialet!?

SILVIA - Se, l’è anca an bèl parlà.

PRIMO - Ma pensa, che scuperti.

RAFFAELLO - Si vede che ha cambiato idea.                           

SILVIA - Esatto, ho cambiato idea.

DOMENICO - Alura sinc bevr in vin.                                               

PRIMO - E putost bundant!

BICE - A vaghi.                                                                          

SILVIA - Vengo aiutarti anch’io zia.

DOMENICO - Ma sal siur clè propria na brava persuna.

PRIMO - E amante dal dialét cume nuatar.

RAFFAELLO - E’ vero, pensè che me nönu am diševa sempar che se al dialet al mör, anca dentar da nuatar qualcösa mör.

DOMENICO - Paroli santi siur, ma senti che al nostar dialet al la parla ben.

RAFFAELLO - Ma gu det ch’al cunosi  al dialet mantuan.

PRIMO - Adès töti i völ parlà italian, ma al dialet induva al metom.

DOMENICO - Nuatar cunusom tanti da cli paroli cla s’immagian gnanca, cume  . . . tirabusùn!

PRIMO - Brau, sinò giarunada, sciapìn, bartagnìn, rascagnin . . .

DOMENICO - Bigin, u clanfar, cadnas, butér, töti paroli che sares bèl li gh’es da saguità a èsar deti.

RAFFAELLO - Bravi!

PRIMO - Vè, Ridendo sempar cun rispèt ne siur, anca scureša! (tutti ridono)  I ià ciama venti, ma quali venti iè scureši!  (ridono ancora, a questo punto entra improvvisamente Toni con la sua chitarra)

TONI - Buongiorno!

DOMENICO - Ciao Toni, s’èt gnì a cantà?

TONI - Certu, ma chièl cal siur che?

DOMENICO - A l’è Raffaello al stilista da moda.

TONI - A se, alura ag dedichi na cansun siur, ah?

RAFFAELLO - Si grazie, pensi che nessuno mi ha mai dedicato una canzone.

TONI - Ma agh pensi me siur.

DOMENICO - Vè Toni scultum, iè dre parcià an bevr in vin, an vöt anca te?                                                                                                             

TONI - Ma par la miseria, certu ch’al voi! Alura par lu siur, a par töti vuatar cantarò . .

TUTTI - “L’uva Fogarina”!                                                                   

TONI - Se “L’uva fogarina”.

PRIMO - A l’è sempar quela.                                            

RAFFAELLO - Ma questa la conosco anch’io.                                           

TONI - Ma alura la cantoma insiem siur?

RAFFAELLO - Va bene, proviamo.

TONI - Anca te Domenico dai.

DOMENICO - Anca me? Dai Primo che te at gh’è na bela vus.

PRIMO - Se va sa canti insiem a Toni, gu pusè gost cagam ados!  (detto questo Primo comincia a sentire dolori alla pancia, ed inizia a contorcersi)

DOMENICO - Ma amö Primo!

PRIMO - Ma no . . .a gh’u mia . . . gninte . . .

DOMENICO  - Dai valà, va che da nuatar in dal bagn at sura.

TONI - Vedal siur ch’al le tarchè bun dandà in cal post. (Primo stringendo un pugno verso Toni esce)

RAFFAELLO - Ma possiamo cantare allora?

TONI - Pronti signor Raffaello . . . (inizia la musica e i tre iniziano a cantare)

TUTTI - Quanto è bella l’uva fogarina, quanto è bella . . . (con accenno di ballo tra Domenico e Raffaello. Stanno ancora cantando quando entra in casa Marino)

Scena 3

Raffaello - Domenico - Toni - Marino

MARINO - Val che indua at sè! Tutti si fermano di cantare.

DOMENICO - Ciao Marino.

MARINO - Ma cun töt quel cha gh’oma da fa te at sè tarchè bun dandà in gir a cantà!

DOMENICO - Ma cantom cun al famos stilista Raffaello, l’èt mai vest a la televisiun?

RAFFAELLO - Piacere. (porgendogli la mano) Ma Marino non le toglie dalle tasche.

MARINO - Al sarà piaser suo, ve via ch’an dom a ca.                   

TONI - Ma pian, i ma ufert an bevr in vin! (proprio in questo momento entrano Bice e Silvia con due vassoi e le scodelle fumanti)

Scena 4

Raffaella - Toni - Domenico - Silvia - Bice - Marino a seguire Primo

BICE - Ecu che al bevr in vin!

SILVIA - E töt fat in ca siur Raffaello.

MARINO - Ma cume mai cla parla in dialet, ma che è andà töt a la sversa?

SILVIA - No, no töt ben, a volal anca lu an bevr in vin a gnè par töti.             

MARINO - Ma  . . . . . . se!!

DOMENICO - Ma varda me fiola cume la parla ben al dialet, i vest?

BICE - Ma che bel, e ades a föma an bel bevr’in vin, prema al siur Raffaello, prego.

RAFFAELLO - Grazie. (rientra Primo)

PRIMO - Vè varda ca su che anca me nè.

BICE - Ag nè par töti.

TONI - Dopu Bice at canti na cansun nè. (facendogli un sorriso)

PRIMO - Vè Toni l’è inotil ca thag faga al sorisino, parchè la Bice  lè la mè murusa.

DOMENICO - Ma dai Primo va che Toni a lè spusà.

PRIMO - Ma vöt mia ch’al cunosa me cal squasamarleti le!

SILVIA - Ades basta, buon apetito.

RAFFAELLO - Buon appetito a tutti allora.

DOMENICO - Pian, pian, prema da töt al bevr in vin sal fa in pe, e girà vers al camin.

RAFFAELLO - Curiosa questa cosa, come mai?

DOMENICO - A ghè cl’usansa che parchè na volta, tra quei ca gh’era a tavula a magnà, al bevr in vin al pudeva dagh disturb, e alura is meteva in pe, girà vers al camin, par mia fas vedar.

PRIMO - L’è vera Domenico.

DOMENICO - Ma ades söta cui gnulin! (tutti iniziano a mangiare in piedi e girati verso il camino)      

PRIMO - Questa l’è na cansun vè atar che quela da Toni.

DOMENICO - E’t vest che Marino quand a gh’è da magnà al tira föra li man da bisaca.

BICE - Alura siur Raffaello  cum’èl?

RAFFAELLO - E’ una specialità unica, veramente straordinaria.

TONI - Mhhh . . . Vè Domenico, ma cusa stoma girà vers al camin che che a gh’è nisun atar in ca.

DOMENICO - Varda, at po beval cume th’ag nè voia, ma al bevr in vin

cuma as dev, sal fa acsé!

SILVIA - Senta signor Raffaello ma i miei modelli come li ha trovati?

RAFFAELLO - Ma quali modelli?

SILVIA - Intendevo dire i miei disegni.

RAFFAELLO - Ah le sue creazioni, il suo lavoro, ma signurina, a l’è cum an bevr in vin!

 

 

FINE

 

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